Critica all’opera “Polvere” a cura di Giampietro Guiotto

La scultura oggettuale dinamica “Polvere” dell’artista Camilla Gagliardi si presenta come una grande porta iniziatica da varcare, composta da tre lastre di vetro velate: una frontale, in cui compaiono due busti di donna simmetricamente opposti; una seconda centrale, predisposta come fosse una clessidra da due grandi triangoli, uno dei quali rovesciato, contenente la polvere da capovolgere; infine, una terza, che ripropone la disposizione invertita dei due busti di donna frontali.
La simmetria delle due figure femminili, stampate su vetro, ricorda quella delle carte cabalistiche, ma, grazie ad una manovella meccanica, l’immobilità della scultura s’infrange, perché essa, nel ruotare su se stessa, fa cadere al suo interno la polvere sottile, che rimanda formalmente e costitutivamente alla clessidra, orologio a sabbia che rappresenta l’eterno trascorre del tempo.
A lato dei due triangoli invertiti e alle due figure, l’artista aggiunge, poi, il detto sapienziale “Pulverem Excita Serva Vitam” – Leva la polvere salva la vita, ad alludere che la violenza sulle donne, sante, medichesse e streghe nella Valle Camonica fin dal ‘500, è stata ciclica, universalmente diffusa e mai sopita, coperta da una spessa polvere, che deve essere rimossa: polvere che copre e scopre, simbolo della forza creatrice della cenere.
L’artista, nel provocare una lettura criptica e arcaica del mondo, gioca con l’ambiguità di senso dei vari simboli, inserendo tra i due busti femminili la figura di un serpente urobico, serpente che, nel mangiarsi la coda, forma un cerchio completo. Collocato nel punto esatto dell’organo riproduttivo femminile, esso simboleggia l’infinito, l’eternità e l’universo, tutto ciò che dura e continua a mostrarsi senza interruzione, rigenerandosi ciclicamente. Nella stessa struttura ad “X” della clessidra, ritroviamo, inoltre, il simbolo del gebo, ossia la lettera arcaica del dono della comunicazione, ad indi-care che tutti gli esseri viventi sono interconnessi gli uni con gli altri in un unico sistema cosmico.
La scultura è, qui, luogo della tensione irrisolta tra persistenza archetipica e mutamento temporale del presente, contestualità odierna, in cui passato, presente e futuro coesistono, operano e convivono.

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